Ovodonazione, coppie in crescita del 26% al centro per la fertilità ProCrea

Con un tasso di successo di oltre il 54% dei casi e una crescita delle coppie trattate del 26%, l’ovodonazione acquisisce un ruolo sempre maggiore per il centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano. Tecnica assodata per superare alcuni problemi di infertilità femminile, il ricorso ad ovuli donati da un’altra donna è in grado di rispondere a situazioni particolarmente problematiche, per le quali difficilmente si prospetterebbe la possibilità di diventare genitori. «Nei soli primi sei mesi di quest’anno, le coppie che hanno seguito il percorso di ovodonazione sono cresciute del 26% rispetto allo stesso periodo del 2016. Con elevati tassi successo: senza considerare l’età della paziente, dopo la prima terapia abbiamo registrato una gravidanza in più della metà dei casi trattati», osserva Michael Jemec direttore medico di ProCrea.

«L’ovodonazione, che effettuiamo in Italia con il nostro personale, non è una terapia così rara: stimiamo infatti che tra le donne con problemi di infertilità, almeno una su cinque per coronare il sogno di diventare madre abbia la necessità di fare ricorso ad una donatrice di ovuli», aggiunge Jemec. «Si tratta però di un percorso che deve essere avviato solamente dopo aver effettuato approfonditi esami e aver diagnosticato evidenti problemi irrisolvibili in altro modo».

I protocolli medici indicano l’ovodonazione in situazioni di esaurimento della funzione ovarica, di menopausa precoce fisiologica oppure di menopausa chirurgica ovvero indotta dall’asportazione parziale o totale delle ovaie per gravi patologie. «Anche nei casi di fallimenti ripetuti con le tecniche di procreazione assistita e nelle donne affette da endometriosi avanzata è bene iniziare a pensare al ricorso ad una donatrice», precisa Jemec. Non certo ultimo, «nei casi in cui la donna sia affetta da malattie genetiche trasmissibili alla prole, è bene che si faccia un riflessione sull’opportunità o meno di affrontare un percorso di ovodonazione per evitare il rischio che i figli possano essere affetti della stessa malattia». In quest’ottica, aggiunge il direttore medico di ProCrea, «occorre tenere presente che in età avanzata, ovvero oltre i 40 anni, aumentano le possibilità di alterazioni cromosomiche negli embrioni: questo può dare origine non solamente a problemi nel portare a termine la gravidanza, ma anche a generare figli con gravi malattie».

La scelta della donatrice è un passaggio delicato. «Le donatrici vengono selezionate in modo accurato e sottoposte ad esami specifici: si tiene in considerazione l’età – in media hanno intorno ai 25 anni -, l’anamnesi familiare per verificare la presenza di sindromi ereditarie e la presenza di malattie infettive e genetiche», aggiunge. Al medico spetta il compito di individuare la donatrice specifica per il singolo caso. «Reputiamo importante che tra donatrice e futura mamma ci sia una corrispondenza fisica e ci sia anche un riscontro sotto il profilo del gruppo sanguigno».

Una volta individuata la donatrice, prelevati gli ovuli, si procede con la fecondazione con il seme del partner e al trasferimento degli embrioni ottenuti nell’utero della paziente. «Vista soprattutto la giovane età delle donatrici, come abbiamo registrato, i tassi di successo sono elevati. L’anonimato è garantito sia per la donatrice sia per la mamma».